La storia della nazionale italiana di calcio (1919-1926)

UN NUOVO INIZIO

Dopo una sosta forzata per ragioni belliche di ben cinque anni, la nazionale italiana tornò finalmente in campo il 18 gennaio 1920 in una amichevole contro la Francia disputata a Milano. La partita rischiò pure di non giocarsi, a causa della precarietà dei collegamenti ferroviari internazionali, che ritardò di un giorno l’arrivo della nazionale francese. Infatti la partita era in programma il 17 gennaio ma il mancato arrivo della nazionale francese fece pensare al loro forfait e gli organizzatori comunicarono che la nazionale azzurra avrebbe affrontato, in sostituzione dei transalpini, una rappresentativa militare. Tuttavia, il giorno successivo si scoprì che i francesi avevano semplicemente ritardato il loro arrivo di un giorno senza preavviso. Dopo aver pernottato in Svizzera, la mattina del 18 gennaio presero il treno per Milano, giungendo alle 12. La partita si poté così disputare, alle ore 15.

Poiché all’entrata in campo ci si rese in campo che entrambe le nazionali avevano colori molto simili, tale da rendere difficile distinguere giocatori di squadre differenti, si ebbe il problema che l’Italia non disponesse al momento di una divisa di riserva di colore diverso. Fu Luigi Maranelli, fondatore dell’ULIC (una federazione indipendente dalla FIGC che organizzava campionati calcistici giovanili provinciali), a risolvere il problema fornendo alla nazionale italiana le bianche casacche di una squadra minore. Queste bianche casacche erano malridotte ma i giocatori italiani si accontentarono, e vi fu pure chi cucì lo scudetto dei Savoia sulla casacca del portiere Cameroni per distinguerlo dai calciatori di movimento. La partita finì 9-4 in favore dell’Italia. Fu un nuovo inizio per l’Italia, ancora una volta contro la Francia, ancora una volta in maglia bianca.

LE OLIMPIADI DEL 1920

La nazionale tornò in campo il 28 marzo a Berna contro i padroni di casa della Svizzera. L’Italia schierò molti giocatori dell’Internazionale (o Inter), in virtù del 5-0 inflitto dai neroazzurri al Bologna in campionato alcune settimane prima. Gli elvetici tuttavia dominarono l’incontro vincendo 3-0 e il passivo avrebbe potuto essere anche maggiore se non fosse stato per la buona prova della difesa azzurra che riuscì a limitare i danni. La debacle di Berna destò grosse preoccupazioni perché giungeva a pochi mesi dalle Olimpiadi del 1920 da disputare in Belgio, e, nel tentativo di dare una svolta, la Commissione Tecnica fu rinnovata, confermando solo l’allenatore, ovvero Giuseppe Milano. Il 13 maggio 1920 si disputò a Genova un’amichevole contro l’Olanda, terminata 1-1.

A fine agosto si disputarono le Olimpiadi ad Anversa. Complice il calendario compresso all’inverosimile (con le nazionali costrette a disputare una partita al giorno), la nazionale italiana non fece grande figura, superando il primo turno a stento con un risicato 2-1 ai danni dell’Egitto, e venendo eliminata già nel turno successivo (disputato il giorno dopo) dalla Francia (3-1). Come attenuante, andrebbe ricordato che i transalpini, a causa del forfait in suo favore della Svizzera al primo turno, scese in campo molto più riposata rispetto agli azzurri. Anche nel torneo di consolazione, l’Italia non fece grandi cose. Superò la Norvegia solo grazie a una rete siglata nel corso del terzo tempo supplementare (il regolamento prevedeva infatti quattro tempi supplementari), ma fu eliminato dalla Spagna (0-2) nonostante la doppia superiorità numerica (a causa dell’infortunio al 35′ di Pagasa e dell’espulsione di Zamora all’84’).

VITTORIE INCORAGGIANTI

In seguito alla debacle olimpica, la Commissione Tecnica fu rinnovata, e ne entrò a far parte di nuovo Vittorio Pozzo. La nazionale tornò in campo il 20 febbraio 1921 a Marsiglia contro i padroni di casa della Francia compiendo una memorabile impresa: quella della prima vittoria in campo francese (2-1 in rimonta il risultato finale, con le reti di Cevenini III e di Santamaria). I membri della Commissione Tecnica andavano però assai poco d’accordo e alla vigilia della partita contro la Svizzera del 6 marzo, non essendosi raggiunto l’accordo su quali giocatori mandare in campo, i membri della Commissione Tecnica rassegnarono dimissioni immediate, rimanendo in carica solo per la durata della partita, che fu vinta per 2-1. Fu costituita così una nuova Commissione, costituita da Umberto Meazza, Terziolo e l’allenatore Milano I. Il 5 maggio 1921 l’Italia compì un’altra impresa superando in Belgio i padroni di casa (peraltro campioni olimpici in carica) dopo una entusiasmante rimonta dallo 0-2 al 3-2. Tra i protagonisti in campo vi fu l’esordiente Barbieri del Genoa. Tre giorni dopo in Olanda gli azzurri pareggiarono 2-2 con i padroni di casa, dopo essere stata a un certo punto in vantaggio di due reti. Con queste due eccelse prestazioni nella tournée belga-olandese, si concluse la stagione 1920-21 per la nazionale italiana, e la Commissione Tecnica fu sciolta per sceglierne un’altra all’inizio della stagione successiva.

LO SCISMA

Con lo scisma delle 24 maggiori squadre italiane, che secedettero dalla FIGC costituendo una propria confederazione (la CCI) e un proprio campionato, la nazionale italiana dovette fare a meno dei grandi campioni militanti negli squadroni della CCI. Infatti, almeno inizialmente, solo i giocatori delle squadre rimaste fedeli alla FIGC erano convocabili in nazionale. Nell’amichevole di Ginevra del 6 novembre 1921 contro i padroni di casa della Svizzera debuttarono così ben otto giocatori, militanti in club poco blasonati come Valenzana, Novese, Reggiana, Virtus Bologna, Sampierdarenese, Saronno e Lucchese. Nonostante tutto finì 1-1 (per gli azzurri segnò Moscardini della Lucchese al suo esordio in nazionale).

Alcune settimane dopo, a causa del riavvicinamento tra FIGC e CCI, fu stabilito che la nazionale avrebbe potuto convocare anche i calciatori militanti nel campionato della CCI. Nella successiva partita di Milano contro l’Austria, disputata il 15 gennaio 1922 e terminata 3-3 (doppietta di Moscardini e rete di Santamaria), scesero in campo sette calciatori confederali e quattro federali. Nelle successive due partite arrivarono risultati prestigiosi contro le più blasonate compagini europee: il 26 febbraio pareggiò 1-1 a Torino contro la Cecoslovacchia argento olimpico alle Olimpiadi 1920 e il 21 maggio a Milano sconfisse 4-2 i campioni olimpici in carica del Belgio. La nazionale italiana stava crescendo.

IL RITORNO DI POZZO

Nella stagione 1922-23 lo scisma si ricompose e gli azzurri, dopo aver pareggiato 2-2 contro la Svizzera, sconfissero a Milano la Germania per 3-1 il giorno di Capodanno. Seguirono due pareggi a reti bianche contro le forti Ungheria e Austria, prima di incappare nella disfatta di Praga del 27 maggio 1923: 5-1 il risultato a favore dei cecoslovacchi, con Moscardini a siglare il gol della bandiera per gli azzurri. Dopo otto mesi di pausa, il 20 gennaio 1924 la nazionale incassò un’altra allarmante debacle, perdendo 4-0 a Genova (!) contro l’Austria. Le due gravi sconfitte consecutive apparvero preoccupanti, considerato che erano avvenute alla vigilia delle Olimpiadi. Per tentare di cambiare la situazione il 17 febbraio 1924 il direttorio federale decise di nominare Vittorio Pozzo commissario unico della nazionale italiana. Pozzo inizialmente era restio ma accettò a condizione che sarebbe rimasto in carica soltanto per pochi mesi, fino al termine delle Olimpiadi.

La prima partita di Pozzo come commissario unico della nazionale azzurra si disputò a Milano il 9 marzo 1924 contro la Spagna e terminò a reti bianche. In vista della partita successiva contro i padroni di casa dell’Ungheria, Pozzo si trovò in grandi difficoltà perché Genoa e Bologna, impegnate nella finale della Lega Nord, gli negarono i propri giocatori. Pozzo dovette schierare una formazione improvvisata, priva dei grandi campioni genoani e felsinei, e incappò nella più pesante sconfitta mai patita dalla nazionale italiana: un pesante 7-1 senza appelli. Vittorio Pozzo affermò in seguito:

 Dieci giorni dopo, la Presidenza della Federazione, in un comunicato ufficiale, ringraziava i giuocatori e il Commissario per la prova di fermezza data e per il dovere compiuto in circostanze avverse. L’esempio di fermezza fu dato dai dirigenti federali in quell’occasione, bisogna dirlo schietto. E diede i suoi frutti, ché ognuno tacque, nessuno recriminò, e gli interessati, punti sul vivo, si rimboccarono le maniche.

LE OLIMPIADI DEL 1924

Pozzo convocò inizialmente 30 giocatori, dopo alcuni giorni ne tagliò otto, e provò i rimanenti 22 in due partitelle di allenamento con Makkabi Bruhn e Wiener Amateure. Insoddisfatto dei risultati, chiamò a sorpresa un attaccante del Vado, Levratto, che due anni prima aveva segnato il gol decisivo che aveva permesso al Vado di vincere la Coppa Italia. Pozzo partì dunque per Parigi, città ospitante le Olimpiadi, con una nazionale fortemente rinnovata con quattro esordienti e sei giocatori con una sola presenza in nazionale.

L’esordio nel torneo olimpico contro la Spagna, il 25 maggio a Parigi, si risolse con una risicata vittoria per 1-0 grazie a un autogol del terzino spagnolo Vallana mentre tentava di recuperare su Magnozzi e nel tentativo maldestro di allungare indietro al proprio portiere. La Spagna, pur ridotta in dieci dall’espulsione di Larraza, sullo 0-0 aveva giocato meglio e attaccato di più, impegnando allo stremo il portiere azzurro Combi. La vittoria risultò dunque inaspettata e in un certo senso fortunata. Quattro giorni dopo l’Italia sconfisse per 2-0 il Lussemburgo qualificandosi ai quarti di finale contro la Svizzera. La partita con gli elvetici cominciò in salita per gli azzurri, che subirono in avvio di ripresa la rete di Sturzenegger, ma trovarono il pari con Della Valle; un miracoloso intervento dell’estremo difensore svizzero negò tuttavia il possibile raddoppio a Della Valle e, come se non bastasse, a causa di uno sciagurato errore difensivo di Caligaris, Abegglen, in sospetta posizione di fuorigioco (non rilevato dall’arbitro), riportò in vantaggio gli elvetici. La Svizzera vinse 2-1 l’incontro e invano gli azzurri chiesero l’annullamento dell’incontro per la presunta irregolarità per fuorigioco del gol della vittoria elvetico.

Gli azzurri tornarono in patria a mani vuote e Pozzo, provato anche dalla perdita della moglie deceduta in quei giorni per una grave malattia, decise di declinare l’insistente offerta del consiglio federale di riconfermarlo commissario unico della nazionale.

IL RITORNO ALLA COMMISSIONE TECNICA

Nel frattempo l’assemblea federale del 29 giugno 1924 aveva stabilito che il Consiglio Federale avrebbe eletto “uno o più commissari, ma non più di tre”. Furono nominati commissari Milano I (scelto dalla Lega Nord), Baccani (scelto dalla Lega Sud) e l’arbitro Augusto Rangone. La nuova commissione tecnica debuttò il 16 novembre 1924 con un pareggio 2-2 a Milano contro la Svezia. Una settimana dopo a Duisburg l’Italia sconfisse per 1-0 i padroni di casa della Germania grazie a una rete di Janni, che peraltro non era in perfette condizioni fisiche dato che si era leggermente infortunato a causa del gioco duro dei tedeschi.

Il 18 gennaio 1925 a Milano si giocò Italia-Ungheria. Gli azzurri erano desiderosi di riscattare il pesante 7-1 subito pochi mesi prima dalla potente nazionale ungherese, ma persero ancora una volta, anche se questa volta di misura, 2-1 il risultato finale. Gli azzurri erano peraltro passati per primi in vantaggio, prima di subire la rimonta degli avversari. Il 22 marzo 1925 l’Italia annientò a Torino la Francia imponendosi per 7-0. La partita è da segnalare per l’addio alla nazionale della “bandiera” Renzo De Vecchi e l’esordio in nazionale del laziale Fulvio Bernardini, primo giocatore di una squadra della Lega Sud a debuttare nella nazionale maggiore. Fu il filolaziale Baccani, suo grande estimatore, a volerlo in campo. Nel giugno 1925 l’Italia andò in tournée nella penisola iberica, subendo due sconfitte di misura (entrambe per 1-0) contro i padroni di casa di Spagna e Portogallo, anche a causa delle defezioni di Cevenini III e di Levratto, il primo perché andato a cercare un ingaggio in Inghilterra e il secondo per il servizio militare. Dopo la doppia debacle in tournée, si decise di porre fine al “triumvirato” Milano I-Baccani-Rangone, affidando a Rangone l’incarico di commissario unico della nazionale.

RANGONE COMMISSARIO UNICO

Rangone debuttò come commissario unico nella partita di Padova contro la Jugoslavia, vinta per 2-1 il 4 novembre 1925. Rangone fece esordire in quella partita due giocatori di grande valore: il bomber Schiavio del Bologna e il difensore Allemandi della Juventus. Fu proprio Schiavio a segnare la doppietta della vittoria, ripagando così la scelta di Rangone. Nelle amichevoli successive Rangone ottenne risultati lusinghieri, pareggiando 1-1 contro i padroni di casa dell’Ungheria, battendo per 3-1 a Torino la forte nazionale cecoslovacca (e prendendosi la rivincita per la debacle per 5-1 di tre anni prima), imponendosi per 3-0 sull’Irlanda a Milano (vittoria all’esordio contro una nazionale delle isole britanniche, dove era nato e si era sviluppato il calcio). Seguirono due incontri con la Svizzera, uno a Zurigo terminato 1-1 e un altro a Milano vinto per 3-2 dagli azzurri. Il 18 luglio 1926, tuttavia, arrivò la prima sconfitta della gestione Rangone: a Stoccolma gli azzurri persero contro i padroni di casa della Svezia per 5-3.

Nel frattempo fu organizzata una nuova importante competizione, la Coppa Internazionale, contesa tra le più importanti nazioni dell’Europa Centrale.