Unione Sportiva Cavese

LA FONDAZIONE

L’Unione Sportiva Cavese sorse nel maggio del 1919 per mano di un volenteroso gruppo di giovani sportivi di Cava De’ Tirreni. La Cavese in realtà era una polisportiva in quanto i suoi atleti si dedicavano anche al podismo ed al ciclismo. Per il reperimento delle attrezzature sportive si ricorreva quasi sempre alle collette. Per quanto riguardava la sezione calcio, oltre ai campionati federali, in quegli anni andavano di moda le coppe. Nell’agosto del 1919 la Cavese disputò la Coppa della Marchesa Imperiale a Mercato San Severino. Nell’occasione i metelliani superavano per 3-2 la Salernitana, rimontando uno svantaggio di due reti. In quei mesi e negli anni successivi la Cavese giocò diverse altre partite, sfidando le altre formazioni campane, come lo Stabia, il Pro Italia di Torre Annunziata ed il Portici.

Il primo campo della Cavese, dove avvennero queste prime sfide, fu un campo di fortuna in Piazza San Francesco. Michele Coppola, un facoltoso cittadino di Cava de Tirreni, decise di rendersi utile concedendo un pezzo di terra di sua proprietà nei pressi della stazione ferroviaria per costruire un terreno di gioco vero e regolare. Il nuovo impianto, il campo sportivo “Arena”, fu inaugurato il 22 maggio 1921 in amichevole contro il Naples, che si impose ovviamente per 5-1.

Per la stagione 1921-22 la Cavese si affiliò alla Lega Sud e quindi alla CCI e disputò il primo torneo ufficiale della sua storia, peraltro uno spareggio contro la Nocerina, per accedere alla prestigiosa Prima Divisione. All’andata in trasferta i metelliani furono superati per 3-1, e a Cava pareggiarono per 2-2, a causa dell’annullamento ai danni della Cavese della possibile rete del 3-2 per l’invasione di campo dei tifosi della Nocerina, che, minacciando l’arbitro, l’avevano costretto ad annullarla. La Nocerina fu dunque ammessa in Prima Divisione, salvo poi venirne esclusa a pochi giorni dall’inizio per non aver disputato il campionato di Promozione nella stagione precedente. Più probabilmente questa motivazione era solo un pretesto per nascondere il vero motivo, ovvero l’invasione di campo dei tifosi nocerini e le minacce da essi rivolte all’arbitro per costringerlo ad annullare il gol della possibile vittoria alla Cavese. Né Nocerina né Cavese, dunque, disputarono il campionato di Prima Divisione nella stagione 1921-22.

Nella stagione 1921-22, però, le due squadre si affrontarono di nuovo nel campionato di Seconda Divisione. A Nocera finì 1-1, con rete cavese di Vittorio Garzia, mentre a Cava il risultato si inchiodò sullo 0-0. La Federazione dispose uno spareggio sul neutro di Bagnoli, che la Nocerina però rinunciò a giocare. La Cavese fu allora promossa in Prima Divisione, anche in seguito alle mancate iscrizioni di Puteolana e di Salernitana.

Vale la pena citare a questo punto i primi storici pionieri del calcio cavese: Vittorio e Marcello Garzia, Iovane, Carleo, Garzo, Avigliano, Accarino. Nella Cavese giocava inoltre nientemeno che Giovanni Gallina, classe 1892, che nel 1913-14 aveva vinto lo scudetto con la maglia del Casale e vantava due presenze con la nazionale; aveva esordito in azzurro l’ 11 gennaio del 1914 a Milano contro l’Austria. La presenza di un tale giocatore aveva accresciuto il prestigio ed il livello tecnico della Cavese. Nell’agosto del 1922 la Cavese si fuse con la Libertas Sporting Club, altra compagine metelliana, per unire le forze e puntare in alto.

DEBUTTO IN PRIMA DIVISIONE

L’ammissione in Prima Divisione si trattava di un risultato di assoluto rispetto per i metelliani, visto che la prima divisione del tempo corrispondeva all’attuale serie A. La Prima Divisione in quegli anni era, dunque, un campionato ambitissimo per le formazioni dell’epoca. La Cavese vi approdò, oltre che per meriti sportivi, anche in virtù di una consolidata solidità economica e societaria garantita dall’illustre famiglia Coppola.

Il campionato campano di Prima Divisione della stagione 1922-23 prese il via 19 novembre. Al massimo torneo erano iscritte in quella occasione cinque squadre: Cavese, Stabia, Savoia, Bagnolese ed il neonato Internaples, che era sorto dalla fusione di Naples e di Internazionale. Nonostante il tentativo di rinforzamento dell’Internaples, il campionato campano continuava ad essere dominato dalle provinciali. Dopo la defezione della Puteolana, lo scettro fu raccolto dal Savoia, che scrisse in quegli anni le pagine più belle della sua storia, arrivando persino alla Finalissima contro il Genoa nella stagione 1923-24. La Cavese, la matricola del girone, si rinforzò con gli arrivi di Cresta e Bruna e del portiere Finizio, strappato alla Salernitana.

La Cavese esordì in campionato al campo Arena il 26 novembre del 1922 contro lo Stabia, rimediando una sconfitta per 4-2. Ma già una settimana più tardi la Cavese ottenne la prima vittoria, e di prestigio pure, espugnando il campo dell’Internaples (2-1). La partita fu arbitrata dall’arbitro Fioranti di Roma e la Cavese schierò in campo: Finizio, Fruggeri, Rossetti, Luciani, Bensi, Iovine, Schia, Garzia II, Bruna, Cresta e Carleo. I metelliani già al 4′ erano sotto di un gol ad opera di Zumstein, ma riuscirono a riscattarsi e a ribaltare il risultato con una rete al 44′ di Cresta e il gol della vittoria di Vittorio Garzia nel secondo tempo. Sulla scia di questo successo la Cavese vinse anche a Bagnoli ancora con una rete di Cresta, nonostante gli incidenti provocati dai tifosi locali. Purtroppo, il 18 febbraio 1923, fu assassinato, in circostanze mai del tutto chiarite, Pietro Bensi, allenatore-giocatore della Cavese. Scossa dal lutto la Cavese perse contro lo Stabia, l’Internaples e il Savoia, riuscendo a battere solamente la Bagnolese. La classifica finale del campionato vide primeggiare il Savoia con 15 punti davanti all’Internaples a 11, lo Stabia a 8, la Cavese a 6 e la Bagnolese a 0.

BEFFA A TAVOLINO

La Cavese per la stagione 1923-24 si presentò tra le favorite. Dopo la morte di Bensi, Alberto Accarino fu nominato nuovo allenatore-giocatore. A Cava arrivarono il portiere Pasquarelli dalla Valenzana e Fracchia dall’Alessandria, mentre punti di forza si confermavano Gennaro Rescigno, Bruna, Rastelli e Tavella. In particolare il portiere Pasquarelli fu scippato all’Internaples. Si narra che quando Coppola (presidente della Cavese e del Comitato Regionale Campano) e Marra vennero a sapere che Pasquarelli aveva raggiunto un accordo con l’Internaples, Coppola si recò a Valenza con Marra (che conosceva molto bene la città piemontese, in quanto orafo e cliente di lunga data degli artigiani di Valenza) per tentare di convincere Pasquarelli di rinunciare all’accordo già raggiunto con l’Internaples e trasferirsi piuttosto alla Cavese. Il tentativo ebbe buon esito e all’Hotel Cappuccini di Amalfi si concluse l’accordo: Pasquarelli, in cambio di un lauto ingaggio, accettò di trasferirsi alla Cavese piuttosto che all’Internaples.

La Cavese esordì il 4 novembre 1923 in casa del fortissimo Savoia, che prevalse per 2-1, doppietta di Bobbio, a cui la Cavese replicò solo con Bruna. Nella seconda giornata (l’11 novembre) la squadra di Accarino disputò all’Arena l’infuocato derby contro la Salernitana per la prima volta in una partita ufficiale, arbitrata dal signor Filosa di Napoli. Al 4′ la Cavese andava in vantaggio con Fracchia su rigore, ma al 22′ pareggiava il magiaro Kargus. Al 44′ Tavella, però, firmo’ il nuovo vantaggio, impattato al 60° da Giordano. La Cavese nel giro di tre minuti segnò altrettante reti e vinse 5-2. Una settimana più tardi i metelliani pareggiarono 1-1 in casa nello scontro diretto con l’Internaples, con reti di Bruna e Gigliesi. Tuttavia furono sconfitti per 3-1 a Bagnoli e per 3-0 a domicilio dal Savoia. La qualificazione, comunque, non era ancora compromessa e il 16 dicembre la Cavese andò a vincere anche a Salerno, grazie alla rete della vittoria siglata al 25′ da Tavella infilando l’ex di turno Finizio. Nella giornata successiva, il 6 gennaio 1924, la Cavese espugnò il campo dell’Internaples per il secondo anno di fila, grazie al gol di Accarino al 20′. Quindi la Cavese sconfisse 3-1 la Bagnolese e 4-1 lo Stabia in trasferta. Tuttavia la Cavese fu beffata dai suoi tifosi e dal Comitato Regionale. Infatti, in merito alla partita del 27 gennaio del 1924 Cavese- Stabia terminata 1-1 sul campo, il Comitato Regionale decise di assegnare il 2-0 a tavolino a favore degli ospiti, privando la Cavese di un punto decisivo, a causa delle minacce rivolte dai tifosi della Cavese nei confronti dell’arbitro, il signor Barra di Napoli, e degli stessi giocatori ospiti. La decisione della lega favorì ampiamente l’Internaples, che pure aveva beneficiato di una vittoria a tavolino proprio ai danni dello Stabia. Infatti, la classifica finale del girone promosse senza problemi Savoia dall’alto dei suoi 19 punti, mentre l’Internaples con 12 punti passò alle semifinali interregionali, precedendo di una sola lunghezza la Cavese. La graduatoria proseguiva con i 10 punti della Bagnolese, i 5 dello Stabia e i 3 della Salernitana. La Cavese fu beffata in malo modo dalla giustizia sportiva proprio sul filo di lana.

CHI DI TAVOLINO FERISCE, DI TAVOLINO PERISCE

La Cavese comunque, si presentò in modo decisamente agguerrito anche all’edizione della Prima Divisione Campana del 1924-25, a cui si iscrissero solamente quattro formazioni. Oltre la Cavese, infatti, solo Savoia, Salernitana e Internaples riuscirono a reperire le 2650 lire occorrenti per l’iscrizione. Stabia e Bagnolese, invece, rinunciarono proprio per motivi economici (la Bagnolese addirittura si sciolse). E la Cavese proprio dalla Bagnolese prelevò Zita, Polisano, Piccolo e Parodi, quattro ottimi elementi che avrebbero rafforzato la squadra. La Cavese ingaggiò inoltre due calciatori stranieri di spessore: l’ungherese Majer ed il ceco Stejskal. La squadra di Accarino divenne molto competitiva, e lo dimostrò nel precampionato andando a vincere in amichevole prima a Bari sulla Liberty (1-0) e successivamente a Messina per 3-1. Nel frattempo dal 23 novembre 1924 la Cavese aveva scelto come simbolo societario l’aquilotto, che l’accompagnerà per tutta la sua storia.

Il nuovo torneo prese il via il 7 dicembre 1924 al campo sportivo Arena proprio contro la Salernitana. La Cavese schierò in campo: Vescovi, Roncali, Fracchia, Piccolo, Guasco, Polisano, Majer, Stejskal, Rastelli, Parodi e Zita. La Cavese vinse 3-0, grazie a una tripletta del ceco Stejskal. Sette giorni dopo Cavese-Savoia fu rinviata in assenza dell’arbitro, o meglio fu giocata come amichevole. Alla terza giornata, il 4 gennaio, lo scontro diretto con l’Internaples all’Arena terminò 1-1, partita in cui furono contestati e aggrediti dai tifosi metelliani il presidente e il segretario della Lega Sud (per tali incidenti, verso la fine di febbraio 1925 il consiglio della Lega Sud punì la Cavese con una pesante multa e tre mesi di squalifica del campo). Sette giorni dopo, nel recupero della partita contro il Savoia, la Cavese si superò, ottenendo una prestigiosa vittoria per 2-0 sugli oplontini. Alla fine del girone d’andata, dunque, la Cavese era addirittura in vetta con cinque punti, seguivano Savoia a quota quattro, Internaples a quota tre e Salernitanaudax ancora senza punti all’attivo.

Tuttavia, nel derby di ritorno alla Piazza D’Armi di Salerno a sorpresa i fanalini di coda si imposero per 2-0, compromettendo il campionato della Cavese, che continuò con la sconfitta di misura (1-0) rimediata all’Oncino contro il Savoia e il pareggio (1-1) sul campo dell’Internaples. All’Internaples bastava ora una vittoria nella trasferta contro la Salernitanaudax per eliminare la Cavese, vittoria che in effetti arrivò, seppur di misura (1-0), il 15 febbraio 1925. Il quotidiano napoletano “Il Mattino” celebrò nella pagina sportiva la qualificazione dell’Internaples alle semifinali dando i salti di gioia per l’eliminazione della Cavese, ma i metelliani avevano nel frattempo presentato ricorso presso la Federazione chiedendo l’annullamento della sconfitta subita a Salerno per mano della Salernitanaudax per una presunta irregolarità delle porte precedentemente non dichiarata. Il ricorso fu respinto dal Consiglio Federale il 1 marzo 1925, giorno in cui si disputò l’ultima partita da recuperare, Salernitanaudax-Savoia 1-3, partita che permise agli oplontini di vincere il campionato campano per il terzo anno consecutivo. La classifica finale, almeno inizialmente, vedeva dunque il Savoia in vetta con 9 punti, l’Internaples al secondo posto a quota sette, la Cavese terza a quota sei e la Salernitanaudax a quota due. La Cavese avrebbe dovuto dunque essere eliminata, ma a quel punto i dirigenti della Cavese scoprirono qualcosa di strano e soprattutto di irregolare. Recandosi ad Alessandria per indagare sulla regolarità del tesseramento di Verzetti del Savoia, i messi metelliani scoprirono per caso che la Salernitana aveva schierato Umaschini e Florio sotto i falsi nomi di Masoero e Serra, oltretutto già tesserati per un’altra società, che era la Vigevanese.  La Cavese scoprì l’inganno e presentò ricorso presso la Presidenza Federale di Torino chiedendo la vittoria a tavolino nella partita persa sul campo per 2-0 a Salerno, in modo da sorpassare in classifica l’Internaples e chiudere il girone al secondo posto, soffiandogli la qualificazione alle semifinali.

In un primo momento il Consiglio Federale respinse il ricorso, come attesta un articolo pubblicato dal quotidiano romano “L’Impero” il giorno 11 marzo 1925: “la Cavese ha ora perduta ogni possibilità di soppiantare la diretta rivale (Internaples), avendo il consiglio federale  respinto il suo ricorso”. Tuttavia, successivamente (come conferma il numero del 26 marzo 1925 del quotidiano romano “L’Impero”), il controricorso fu accolto dal consiglio federale: dunque la partita incriminata fu annullata (tenuto conto della buona fede della Salernitanaudax) e la sua ripetizione venne fissata per il 29 marzo. Tuttavia la Salernitana non si presentò in campo e la Cavese vinse 2-0 a tavolino per forfait.

La classifica finale fu la seguente: Savoia 9; Cavese 8; Internaples 7; Salernitanaudax 0. Per ironia della sorte, mentre l’anno precedente la Cavese fu eliminata dai risultati cambiati a tavolino dal Comitato Regionale Campano a tutto vantaggio dell’Internaples, questa volta accadde esattamente l’opposto. La Cavese, grazie al rocambolesco secondo posto, ottenne così una storica prima qualificazione alle semifinali della Lega Sud.

ELIMINAZIONE IN SEMIFINALE

La seconda fase del campionato della Lega Sud fu diviso in due gironi di 4 squadre ciascuno. Nel girone A furono inserite Anconitana, Lazio, Savoia e Pro Italia di Taranto, mentre nel girone B la Liberty di Bari, L’Alba di Roma, l’US Messinese e la Cavese. I gironi di semifinale iniziarono il 19 aprile del 1925, nell’occasione la Cavese ospitò la Messinese in campo neutro, a causa della squalifica dell’Arena. I siciliani nel primo tempo sbloccarono il risultato con Stracuzzi. La Cavese nella ripresa ebbe la forza di rimontare ribaltando il risultato negli ultimi venti minuti con le reti di Guasco e Polisano che infilarono il portiere avversario Lucchesi. I metelliani vinsero di misura anche in casa della Liberty. La Cavese doveva ora giocare in casa dell’Alba, che pure viaggiava a punteggio pieno. Al cospetto degli albini la Cavese incassò una pesante sconfitta per 5-0, risultato che fece sorgere anche qualche sospetto di combine riguardante il portiere cavese Pasquarelli, che avrebbe incassato con troppa facilità le cinque reti in cambio di denaro. Nelle due giornate successive la Cavese pareggiò 0-0 allo stadio Enzo Geraci di Messina e sconfisse per 2-0 in casa la Liberty. Quando all’ultimo turno gli aquilotti ricevettero in casa l’Alba (all’Arena, perché la squalifica del campo era nel frattempo terminata), erano purtroppo già tagliati fuori dai giochi, in quanto gli albini vantavano ben tre lunghezze di vantaggio sui Bianco-blu, divario ormai incolmabile. Il pubblico cavese tributò una grossa accoglienza alle due squadre per salutare comunque l’ottimo campionato disputato dalla Cavese, superiore a ogni aspettativa. La partita finì 1-1, con Rastelli a portare momentaneamente in vantaggio la Cavese, che tuttavia si fece raggiungere dagli albini. L’Alba con 11 punti si aggiudicò il girone, staccando di tre punti la Cavese. I capitolini nella finale di lega sud batterono anche l’Anconitana, ma nella finalissima del campionato nazionale furono annientati dal forte Bologna. Alla Cavese rimase il rimpianto di quella sconfitta per 5-0 e di quelle cinque reti incassate con troppa facilità dal portiere Pasquarelli, sospettato di combine.

STORIA SUCCESSIVA 

Il raggiungimento della semifinale fu il canto del cigno per la Cavese. Dopo i fasti ed i momenti di gloria del triennio trascorso in Prima Divisione, purtroppo la Cavese non riuscì a iscriversi al successivo campionato di Prima Divisione per difficoltà economiche, che la costrinsero a ridimensionare notevolmente le sue ambizioni. Oltretutto un campionato di livello si traduceva in spese sempre più onerose e non tutte le formazioni, in special modo quelle di provincia, riuscivano a rientrare nei costi.

I problemi cominciarono già al termine delle semifinali. Molti dirigenti, a causa delle ingenti spese necessarie per sostenere un campionato di livello come quello appena disputato (1924-25), si dileguarono abbandonando la società, tra cui proprio il cavalier Eugenio Coppola. A dare il colpo di grazia fu il cassiere che, poiché aveva anticipato alla Cavese una ingente somma di denaro per poter portare a termine il campionato, se lo riprese da sé senza permesso rubandolo dalle casse della società e fuggendo. I dirigenti della Cavese non sporsero denuncia perché sapevano che quel denaro in realtà gli spettava anche se, invece di rubarlo, poteva benissimo richiederne la restituzione in maniera legale. L’episodio peggiorò ulteriormente la situazione economica del club che già il 31 luglio 1925 decise di non rinnovare l’iscrizione al campionato di Prima Divisione. Tutti i giocatori furono svincolati (all’epoca si diceva “inseriti nelle liste di trasferimento”) e si trasferirono in altre società. Pasquarelli tornò in Piemonte comprandosi una lussuosa Lancia Ardea, i maldicenti insinuarono con il denaro che avrebbe ricevuto dall’Alba per subire quelle cinque reti con troppa facilità. In effetti mesi dopo Pasquarelli ammise la combine. Nel frattempo la Cavese era inattiva. Dopo un anno di inattività, nella stagione 1926-27 si iscrisse alla Seconda Divisione, terzo livello dell’epoca, terminando all’ultimo posto il proprio girone.

Dopo diversi campionati disputati a livello regionale, la Cavese riuscì finalmente ad ottenere la prima promozione in Serie C nella stagione 1939-40, debuttando nel nuovo terzo livello nella stagione successiva. Dopo la sospensione bellica, la Cavese fu costretta a ripartire dai campionati regionali per problemi economici, con alcune sporadiche partecipazioni nella IV Serie interregionale negli anni cinquanta. A partire dal 1970 tornò in pianta stabile nella Serie D semiprofessionistica, risalendo ulteriormente in Serie C nel 1977. In questi anni la Cavese ritrovò i suoi momenti di più grande gloria dopo gli anni venti. Nel 1980-81 i metelliani ottennero una storica prima promozione in Serie B, e due anni dopo, nella stagione 1982-83 colsero anche una storica vittoria a San Siro (1-2) contro il Milan, che era retrocesso in Serie B. Un calo nel girone di ritorno impedì alla Cavese di essere promossa in Serie A, chiudendo il campionato cadetto, vinto dal Milan, al sesto posto. La storica vittoria sul campo del Milan fu tuttavia il nuovo canto del cigno per la Cavese, che, ridimensionatasi, l’anno dopo, con il diciannovesimo posto, precipitò in Serie C. Dopodiché i metelliani alternarono fallimenti, rifondazioni e campionati di Serie C1, Serie C2 e Serie D.

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